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Un po' di Diano

Foto di Diano Marina ieri e di oggi

Diano Marina, posta nell’omonimo golfo, tra Capo Berta e Capo Cervo, nella Liguria di Ponente, ha una storia molto antica. La favorevole conformazione geografica e climatica del territorio ha consentito una continuità insediativa fin dalle epoche più remote. Le prime testimonianze di frequentazione umana risalgono infatti al paleolitico medio e superiore (100.000-10.000 anni fa), con il passaggio di gruppi di cacciatori-raccoglitori, documentata da numerosi ritrovamenti di strumenti litici avvenuti sulle retrostanti pendici collinari, in particolare nei territori di Diano Calderina, Diano Serreta e Diano Castello.
All’età del bronzo recente e finale (XII-X secolo a.C.), risale il primo insediamento stabile, documentato dai numerosi ritrovamenti del centro di Diano (Piazza Martiri della Libertà) e delle zone limitrofe. Nell’età del ferro il dianese era occupato dalle popolazioni degli antichi Liguri, in particolare dalla tribù dei Liguri Ingauni, che avevano la loro capitale ad Albium Ingaunum (l’odierna Albenga). Si ipotizza l’esistenza di un insediamento costiero di una certa importanza, già organizzato in spazi abitativi di cui restano tracce in tutto il territorio, aperto anche a contatti transmarini come rivela la presenza di materiali di importazione da altri centri del bacino del Mediterraneo (la colonia greca di Marsiglia, i centri costieri del Tirreno).
Nell’epoca romana si colloca proprio nell’area compresa tra Capo Berta e Capo Cervo, la mansio del Lucus Bormani, una stazione di sosta lungo la via Iulia Augusta fatta realizzare dall’imperatore Augusto nel 13/12 a.C., per facilitare i collegamenti tra la pianura padana e la Gallia meridionale. L’esistenza della mansio era già nota nelle fonti storiche, in particolare negli itinerari stradali, come l’Itinerarium Antonini (III sec. d.C.) e la Tabula Peutingeriana (IV sec. d.C.), che la collocano a quindici miglia tra Albingaunum (Albenga) e Costa Balenae (Capo Don, Riva Ligure). Intorno ad essa si svilupparono nuclei abitativi, con un’occupazione a scopo agricolo anche dell’immediato entroterra documentato da resti di ville suburbane e iscrizioni funerarie.
Particolarmente importante è il relitto della nave “a dolia” affondato lungo la rotta iberica attorno alla metà del I secolo d.C. nelle acque antistanti il golfo dianese, a mezzo miglio dalla costa e a quaranta metri di profondità.
Il toponimo Lucus Bormani rimanda agli antichi culti indigeni praticati in queste zone. Si riferisce a una radura sacra delimitata da un bosco (lucus), dedicata al dio Bormanus derivante dalla divinità preromana Borman, legata al culto delle acque calde sorgive. A questo primitivo culto si affiancò e poi si sostituì quello della dea Diana, introdotto dai Romani, che ancora oggi ritroviamo in numerosi toponimi del dianese.
L’insediamento costiero del Lucus Bormani perdurò sino al VI-VII secolo; in età bizantina era compreso nella Provincia Maritima Italorum, ma con la conquista di tutta la Liguria da parte dei Longobardi nel 643 d.C., si abbandonarono i nuclei costieri e si rese così necessario l’incastellamento dell’abitato sulle colline retrostanti, più sicure. Nacque il castrum Diani, ovvero l’attuale Diano Castello, dal 1050 feudo dei Marchesi di Clavesana per oltre un secolo. In età medioevale fu il centro più importante della vallata e l’unico fortificato.
Nel 1199 venne istituita la Communitas Diani, ovvero un unico comprensorio amministrativo che coinvolgeva tutti i paesi delle valli di Diano, San Pietro e Steria, con capoluogo Diano Castello. All’interno del castrum le maggiori consorterie famigliari, costituite da proprietari terrieri, artigiani e commercianti, che possedevano il reale potere economico ed amministrativo, diedero nuovamente impulso alle attività mercantili nel borgo di Diano Marina e ai rapporti con la Repubblica di Genova. Nel 1228 il Castrum Diani giurò fedeltà alla Superba, passando sotto il suo dominio e stringendo con il capoluogo ligure una duratura alleanza.
La complessa amministrazione della Communitas rese necessario la trascrizione e la formalizzazione degli usi e delle tradizioni in leggi organizzate in un curpus statuario; nel 1363 vennero redatti gli Statuti Comunali aggiornati successivamente nel 1623.
Diano ottenne dalla repubblica genovese, per la sua fedeltà, importanti privilegi commerciali, come l’esenzione dai dazi e dalle gabelle sulle merci importate. Partecipò anche alle vicende belliche della “Superba”; determinante ad esempio fu il contributo portato da una galea dianese nella battaglia della Meloria (5 agosto 1284), il decisivo scontro navale tra pisani e genovesi avvenuto per il controllo del Mediterraneo, che provocò il declino inesorabile di Pisa e il dominio genovese sul Mar Tirreno. Nel frattempo si svilupparono ulteriormente le attività economiche, legate soprattutto al commercio marittimo dell’olio prodotto localmente, con i commercianti dianesi impegnati nei principali porti italiani e mediterranei.
Nel corso del Cinquecento il borgo, descritto come un paese di circa “sessanta fuochi” (nuclei famigliari), divenne la principale base commerciale per l’olio d’oliva di tutta la Riviera di Ponente. La rada di Diano, per la sua conformazione naturale, costituiva infatti un approdo ideale per i bastimenti, attraverso cui veniva trasportato “l’oro giallo” in molti paesi europei, nonostante il grave pericolo costituito dalle incursioni turco-barbaresche. A protezione del litorale venne costruito infatti un sistema difensivo costituito da bastioni e torri di avvistamento e segnalazione, come il bastione situato alla foce del torrente San Pietro, la torre de la Alpexella, ricostruita dalla popolazione di Diano Gorleri negli anni venti del Novecento e la torre di Calderina, oggi parzialmente distrutta.
Al rapido sviluppo economico del borgo della Marina, interessato maggiormente all’autonomia amministrativa, corrispondeva la lenta decadenza del Castello.
L’avvento della Repubblica Ligure nel 1797, che si sostituì dopo quasi sei secoli alla repubblica genovese, portò l’autonomia comunale elevando Diano Marina, sotto l’amministrazione del Dipartimento di Montenotte, a Capo Cantone delle Mele. Caduto il dominio napoleonico nel 1815 Diano passò con il resto della Liguria sotto la giurisdizione del Regno di Sardegna.
Nel Risorgimento Diano Marina diede un notevole contributo agli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia; dianesi erano infatti i garibaldini Andrea Rossi (1814-1898), il “pilota” della Spedizione dei Mille, comandante in seconda del Piroscafo “Piemonte”, una delle due navi che portarono i “mille” da Quarto a Marsala, Giacomo Antonio Cambiaso, Giobatta Rivera, detto il “Cicalotto”, il cuoco dei “Mille”, e Nicola Ardoino, uno dei generali più famosi dell’epoca, che partecipò con i “Cacciatori delle Alpi” alla seconda guerra d’indipendenza (1859).
Nel XIX secolo il comprensorio dianese conobbe un periodo di intenso sviluppo economico sia per le produzioni agricole che per le attività marittime, nonostante il disastroso terremoto che colpì il Ponente ligure e in particolare Diano il 23 febbraio 1887. La cittadina fu distrutta quasi completamente con gravi perdite umane e la rovina di più della metà degli edifici del centro.
Si deve all’Ingegnere Giacomo Pisani, professionista piemontese con studio anche a Sanremo, la progettazione del nuovo piano regolatore e del nuovo assetto urbanistico di Diano Marina.
Il 25 gennaio 1872 entrava nella stazione di Diano Marina il primo treno; l’arrivo della ferrovia aprì i collegamenti con il resto del paese e con la Francia, segnando il passaggio da un frequentazione elitaria della Riviera Ligure al turismo di massa che vivrà la sua epoca d’oro negli anni cinquanta e sessanta del Novecento.
Sarà proprio il turismo di massa ad incentivare la trasformazione del territorio e a rappresentare ancora oggi l’attività economica più importante.
Diano Marina, infatti, oggi si è aggiudicata una posizione di grande rilevanza nelle classifiche delle località di mare più ambite (3^ in Liguria e 1^ nella provincia di Imperia come presenze turistiche). Calendari ricchissimi di eventi, sport per tutti i gusti, divertimenti sulle spiagge, ottima cucina, oltre ad un clima davvero invidiabile, la rendono uno dei centri in assoluto preferiti dai turisti di ogni nazionalità. Questa ridente località turistica presenta ben 3.500 metri di litorale sabbioso su cui sono distribuiti numerosi stabilimenti balneari per accogliere e soddisfare ogni tipologia di richieste e poi ancora bar, locali notturni, ristoranti, residences, campeggi e circa un centinaio fra alberghi e pensioni oltre alle seconde case. Sono queste le cifre che riflettono la spiccata vocazione turistica di questa splendida cittadina balneare della Riviera Ligure che dal 2007 è gemellata con l’omonima cittadina piemontese di Diano d’Alba (CN) al fine di promuovere la conoscenza dei rispettivi territori con il loro patrimonio storico, economico e culturale.
Da rimarcare che, sempre nell’anno 2007, il Comune di Diano Marina ha ottenuto il Certificato UNI EN ISO 14001:2004 per la “pianificazione, gestione e controllo del territorio, servizi ed infrastrutture di competenza”.

Testo redatto e curato dal personale del Museo di Diano Marina.